Materie prime dal vecchio PC: seconda vita per l'elettronica

6 Maggio 2015

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È capitato a tutti di vedere un vecchio PC abbandonato al lato della strada. Ma le alternative?

Materie prime dal vecchio PC: seconda vita per l'elettronica (Desktop)

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È capitato a tutti di vedere un vecchio computer abbandonato al lato della strada o sul ciglio di un canale. Questa è la strada più semplice e, purtroppo, in parte più utilizzata per lo smaltimento dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee), tanto da provocare gravi rischi a livello ambientale.

Eppure i Raee costituiscono una miniera di risorse: con il corretto smaltimento si possono ricavare numerose "materie prime seconde" riutilizzabili dalle industrie. Anche di valore: basti pensare ai microprocessori, alle memorie Ram o agli hard disk, che hanno spesso placcature in oro o argento. Per tutte queste ragioni in Italia è stato avviato un sistema di raccolta basato sul sistema dei centri di raccolta. Come mette in luce lo studio "L’Italia del riciclo 2014" (si veda articolo sopra, ndr), la situazione è in chiaroscuro: nel 2013 sono state raccolte in totale 225.931 tonnellate di rifiuti elettronici, in calo del 5%. Questa flessione (in parte effetto della crisi) ha portato a un lieve decremento del valore pro-capite medio, sceso a 3,8 kg per abitante (leggermente inferiore ai 4 kg/ab fissati come target dall'Ue).

Come si tiene in piedi questo sistema? Il trattamento dei Raee ha un costo, che dipende principalmente da tre fattori: la logistica, il trattamento vero e proprio e le quotazioni dei materiali recuperati. «Se il valore delle materie prime è alto, il costo è più basso o addirittura negativo, se invece ilprezzo scende - come adesso succede per il ferro - il rapporto cambia – spiega il presidente di Assoraee, GabrieleCanè–. Bisogna poi considerare che se un Raee viene trattato male, senza raggiungere i livelli di recupero necessari, magari non mettendo sotto controllo le parti pericolose, il costo di lavorazione sarà inferiore rispetto a un impianto che segue il trattamento ottimale. Come Assoraee abbiamo da tempo chiesto l'introduzione un sistema di controllo, che potrebbe essere gestito tramite il sistema dei consorzi».

Ma oltre alla gestione ufficiale, gli apparecchi elettronici a fine vita seguono anche altre strade: «Ci sono studi effettuati da soggetti indipendenti - spiega Canè - secondo cui il mercato illegale, ossia Raee che vengono esportati o che finiscono in circuiti non corretti, vale circa un terzo di quello complessivo. Il problema persiste perché gestendoli in questo modo, c’è chi ci guadagna. Un altro terzo è poi gestito legalmente ma al di fuori dei sistemi di raccolta. Inoltre, in questi anni abbiamo visto crescere in misura consistente la sottrazione delle parti di maggiore pregio dei Raee. Questo avviene sia nella fase di conferimento che in quella di raccolta. Ai gestori di impianti arrivano sempre più rifiuti elettronici cannibalizzati, privi delle parti per noi di maggiore ricavo, con conseguente danno economico, oltre che ambientale».

Nei prossimi anni, però, le cose dovranno cambiare: nel 2012 è stata approvata la revisione della Direttiva Weee che regola a livello comunitario la gestione delle modalità operative e gli obiettivi di riciclo, recepita in Italia con il D.Lgs. n. 49 del 14 marzo 2014. Con obiettivi stringenti: dal 2016 i Raee recuperati dovranno essere pari almeno al 45% del peso medio annuale delle nuove Aee (apparecchiature elettriche ed elettroniche) immesse nel mercato nel triennio precedente. Un notevole passo in avanti rispetto alla quota italiana (31%). Dal 2019 questa percentuale salirà al 65%, oppure dovrà essere smaltito l’85% dei Raee prodotti annualmente. «È ancora presto - conclude Canè- per calcolarne l’effetto. Sicuramente una delle conseguenze sarà quella di conteggiare anche i Raee gestiti al di fuori dal sistema dei consorzi, cosa che dovrebbe far aumentare la quantità da un punto di vista statistico».

Ringraziamo per il contributo il Sole24Ore

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